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- Tipologia di Eventi e Manifestazioni: Altre manifestazioni
- Mese inizio eventi e manifestazioni: Settembre
- Anno inizio eventi e manifestazioni: 2024
- Data Eventi e Manifestazioni (unico giorno): 29-09-2024
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- Giorno inizio eventi e manifestazioni: 17
- Tipologia di Eventi e Manifestazioni: Altre manifestazioni
- Mese inizio eventi e manifestazioni: Febbraio
- Anno inizio eventi e manifestazioni: 2024
- Data Eventi e Manifestazioni (unico giorno): 06-02-2024
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- Articolo Correlato 1: 2405 - Cascina Colombo
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Collocata in via Parpagliona 29, ai margini del centro abitato, ad est del territorio comunale di Sesto, vicino al fiume Lambro. Un tempo questo territorio era molto coltivato, ma oggi il paesaggio agrario risulta praticamente irriconoscibile: l’ambito della cascina è imprigionato nel tessuto urbano, tra il depuratore e la cava Melzi. La cascina Rubina è diventata un nucleo residenziale. L’edificio appartiene alla tipologia della cascina composta da edifici a L o a corpo allungato affiancati, disposti in modo da delineare una corte di forma quadrata. Il nucleo presenta le caratteristiche architettoniche tipiche delle costruzioni agricole di quest’area: strutture verticali in muratura, solai e orditura del tetto in legno, copertura in cotto. Le costruzioni, di uno e due piani, si organizzano intorno alla corte centrale. Erano destinate ai lavori agricoli, alcuni adibiti a stalla e fienile. Ci sono ancora gli ampi porticati, retti da pilastri, utilizzati per lavorare all’aperto. Insieme alle cascine Parpagliona e Colombo, la cascina Rubina faceva parte del complesso agricolo legato al borgo di Cascina Gatti, punto di riferimento per l’intera zona.
Bibliografia: GEMINIANI Amos - GEMINIANI Athos - MACCHI Renzo, Cascine di Sesto, Gelmi edizioni d’arte, Sesto San Giovanni 1981, 1990.
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- Didascalia Foto Articolo: 2405 - Cascina Colombo. Foto di Gabriele Basilico del 1993.
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La Cascina Colombo è una delle poche testimonianze superstiti del passato agricolo di Sesto San Giovanni, quando gran parte del territorio era occupato da campi e cascine, prima dello sviluppo industriale che all’inizio del Novecento trasformò profondamente il paesaggio, facendo scomparire molte cascine. La cascina Colombo si trova in via Pisa 439, all’estremità orientale del comune di Sesto, al confine con Cologno Monzese, in posizione defilata rispetto al centro abitato, vicino al fiume Lambro. È tutelata come patrimonio culturale della Regione Lombardia ed è inserita all'interno del Parco della Media Valle del Lambro. Compare nelle mappe di Carlo VI col nome di cascina Molteni, forse perché così si chiamava il primo proprietario. Insieme alle Cascine Bergamina, Parpagliona e Rubina, la cascina Colombo faceva parte del complesso agricolo legato al borgo di Cascina Gatti, punto di riferimento per l’intera zona.
La cascina si presenta come un complesso di piccoli edifici a blocco, che, a differenza degli altri insediamenti rurali sestesi, non delimitano una corte, ma una serie di piccole aie, probabilmente con funzioni differenti. Questi edifici rurali avevavo strutture verticali in muratura, solai e orditura del tetto in legno, copertura in cotto, come è tipico delle cascine di questa zona. Destinata in origine ad abitazione e ad attività produttive agricole, la cascina Colombo ha mantenuto qualche legame con le sue origini, anche se ora è utilizzata prevalentemente come complesso residenziale.
Trovandosi a ridosso del Lambro, la cascina Colombo è stata nel tempo periodicamente coinvolta nelle più violente esondazioni del fiume, che hanno provocato l’allagamento di alcune case e l’evacuazione di alcuni abitanti. Il livello del fiume viene costantemente monitorato dalla Protezione Civile e dalle autorità locali.
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Bibliografia: GEMINIANI Amos - GEMINIANI Athos - MACCHI Renzo, Cascine di Sesto, Gelmi edizioni d’arte, Sesto San Giovanni, 1981, 1990.
- URL Link 1: https://ordinearchitetti.mi.it/it/cultura/itinerari-di-architettura/28-lo-studio-bbpr-e-milano/opere/623-quartiere-ceca
- URL Link 2: https://oami.s3.eu-south-1.amazonaws.com/media/cultura/itinerari/28-lo-studio-bbpr-e-milano.pdf
- URL Link 3: https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture900/schede/p4010-00425/
- URL Link 4: https://studiosao.com/projects/abitazione-unifamiliare-quartiere-ceca-sesto-san-giovanni-mi+/
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La CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) nacque nel 1951 e comprendeva Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi. Viene considerata un organo precursore della CEE (Comunità Economica Europea), istituita con il Trattato di Roma del 1957. Nel 1953 l’Alta Autorità della CECA affidò al gruppo di architetti BBPR (Banfi, Barbiano di Belgioioso, Peressutti, Rogers), in rappresentanza dell’Italia, il compito di definire nuove tipologie abitative per i lavoratori dell'industria siderurgica, rispondenti alle mutate condizioni politiche ed economiche. Si dovette rinunciare al progetto iniziale di prefabbricazione pesante basata su un abaco di elementi standardizzati, declinabili secondo le specificità climatiche di ogni paese, e si adottarono sistemi costruttivi tradizionali, inserendo alcuni elementi standardizzati in acciaio e godendo di un finanziamento degli Stati Uniti d’America di mille dollari per ogni abitazione.
Tra il 1955 e il 1957 il gruppo BBPR progettò un quartiere-pilota di cinquanta abitazioni che venne realizzato a Sesto San Giovanni tra le vie Catania e Pisa. Si proponeva uno sviluppo del tipo della casa a schiera: gli edifici erano tutti a due piani fuori terra, alcuni con alloggi duplex, altri con due appartamenti sovrapposti. Nel secondo caso la scala d’accesso al piano superiore, accostata alle facciate cieche, diventava un elemento compositivo che arricchiva il disegno del quartiere. L’originalissima pianta degli edifici, composta da due trapezi isosceli accostati lungo la base minore a formare una figura a farfalla, era studiata per consentire una grande varietà di aggregazione delle unità di base, al fine di evitare la monotonia tipica delle case a schiera e di ottenere una ricchezza di spazi aperti, capace di compensare la limitatezza dei mezzi costruttivi impiegati. Poco dopo lo studio BBPR utilizzò la medesima conformazione a farfalla delle abitazioni per il quartiere CECA «Le Loggette» a Napoli e per il quartiere IACP «Moriggia» a Gallarate in provincia di Varese.
Gli edifici furono realizzati in muratura portante, le facciate a intonaco civile tinteggiato di bianco, le coperture a falde, con manto in coppi, i serramenti: in acciaio, con persiane in legno. Nel corso degli anni numerose unità residenziali furono gravemente alterate e la maggioranza dei materiali di finitura interna ed esterna fu rimossa. Nel 2020 una delle abitazioni unifamiliari fu ristrutturata dallo studio di progettazione SAO, che modificò la ridistribuzione interna, ampliò cucina e bagno, dotò la facciata esterna di cappotto termico e usò per le finiture interne sfumature di colori chiari.
Bibliografia:
PERESSUTTI Enrico, Case della C.E.C.A. per gli operai siderurgici, in Edilizia popolare 7 (1955), 16-19.
Nucleo residenziale operaio a Sesto San Giovanni, in Casabella-Continuità 216 (1957) 36-41.
GRANDI Maurizio e PRACCHI Attilio, Milano, guida all'architettura moderna, Lampi di Stampa, Milano 2011.
BRAMBILLA Paolo, GUIDARINI Stefano e MOLINARI Luca, Lo studio BBPR e Milano, RCS, Milano 2014, pp. 44-46.
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Nel quadrilatero formato dalle attuali Viale Marelli, Via Cavallotti, Via Como e Via XXIV Maggio vi era un tempo il Dopolavoro/CRAL Ercole Marelli. In quest’area, oltre a un cinema all’aperto e a campi di bocce e di tennis, era collocato probabilmente a partire dagli anni ‘30 un velodromo con la pista in cemento e una piccola tribuna. Più precisamente si trovava più o meno dove ora è situata la Scuola Secondaria di I grado “Don Milani”. L’Archivio Storico Radaelli conserva alcune fotografie di ciclisti impegnati in competizioni all’interno del velodromo.

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- Articolo Correlato 1: 2615 - Società Ernesto Breda. Case per lavoratori
- Articolo Correlato 2: 8016 - Broglio Giovanni
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A partire dal 1910 la Società italiana Ernesto Breda (Sieb) “si preoccupò vivamente del problema concernente le abitazioni per i suoi impiegati ed operai, ed in quell’anno costruì in Sesto San Giovanni, in località adiacente ai suoi stabilimenti, un primo gruppo di case a più piani” (La società italiana Ernesto Breda …, 1936, p. 115), iniziando un vasto programma edilizio di abitazioni per i suoi dipendenti (vedi 2615). Dopo questo primo nucleo abitativo di sei fabbricati, costruiti in via Venezia 25 e progettati dell’architetto Giovanni Broglio (vedi 8016) sul modello del quartiere Rottole dell’Umanitaria a Milano, tra il 1920 e il 1925 furono realizzate, con il contributo dell’Istituto Autonomo delle Case Popolari (Iacp), nove cosiddette “casine” al di là della ferrovia, lungo l’attuale via Camagni, nel rione Vittoria. Si trattava di villette con impianto a T, ciascuna con due alloggi con ingresso indipendente: sei monopiano per capi operai e tre a due piani per impiegati; ogni edificio era dotato di giardino. Tipologicamente, il complesso costituiva un vero e proprio villaggio che si ispirava alle “città giardino” già sperimentate e realizzate da Broglio in diversi quartieri di Milano (Villaggio “La Postelegrafonica” in viale Zara, Villaggio giardino “Campo dei Fiori”, tra Villapizzone e la Ghisolfa e Villaggio giardino “Gran Sasso”, nei pressi di piazzale Piola).
Sembra che durante la Seconda Guerra mondiale in una di queste casine abbia abitato l'attrice Franca Valeri, figlia dell'ingegnere della Breda Norsa, di origine ebraica. Più o meno in quel periodo iniziò a usare il cognome della madre, Valeri, per sfuggire alle leggi razziali e che conservò fino alla morte, avvenuta all'età di 99 anni. Gli abitanti più anziani di quelle case ricordano le visite del fidanzato dell’epoca, poi marito, Vittorio Caprioli, a bordo di una vistosa automobile americana, insolita in un contesto del genere.
Dalla scheda SIRBeC ARL - MI100-06842 il gruppo delle casine Breda risulta tutelato dal provvedimento ope legis (L.1089/1939 art. 4) e inserito nel piano regolatore comunale adottato nel 1973. Nel passato il Comune di Sesto San Giovanni presentò all’Aler, proprietaria delle villette, un progetto (elaborato da Vittoria Testa, delegata per l’Ufficio Casa ma purtroppo rimasto senza seguito) che prevedeva la ristrutturazione degli edifici e la nascita di un villaggio semi protetto destinato a ospitare, accanto ai pochi e anziani abitanti che lì ancora vivevano, persone con difficoltà psicologiche di medio basso livello. L’edificio più grande, che si affaccia su via Renzo del Riccio, avrebbe dovuto ospitare gli spazi per il centro e alcune attività, nei giardini i nuovi abitanti avrebbero potuto coltivare. Le casine Breda, che costituiscono un piccolo tesoro di archeologia industriale, benché gravemente deteriorate, sono sopravvissute a un tentativo di demolizione per farne un parcheggio e ora sono oggetto, a quanto pare, di un non precisato programma edilizio. L'Associazione ViviVittoria, che opera nel rione Vittoria, consapevole della storia del villaggio, che fa parte integrante del rione, nel 2025 si è proposta per contribuire a conservare questa testimonianza del passato, valorizzandola nel modo migliore al servizio della comunità.
Bibliografia: La Società italiana Ernesto Breda per costruzioni meccaniche. Dalle sue origini ad oggi, 1886-1936, Mondadori, Verona 1936).
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- URL Link 1: https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0303269366
- URL Link 2: https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0303269376
- URL Link 3: https://danielerossi.org/torri-piezometriche-nellhinterland-milanese-water-towers-in-the-milano-italy-hinterland-area/
- URL Link 4: https://dati.beniculturali.it/lodview-arco/resource/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0303269376.htm
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Nel 1934 in via Fratelli Cairoli 76 fu costruito l’edificio dell’Acquedotto Civico, in stile razionalista e caratterizzato dalla torre piezometrica (vasca serbatoio pensile). La torre, realizzata su progetto degli ingegneri Sironi e Severi, faceva parte di un più ampio complesso che in origine comprendeva anche la vicina stazione di pompaggio. L'impianto era integrato da magazzini e depositi, demoliti nella seconda metà del secolo scorso o crollati di recente. Nel 2010 l’intero edificio è stato trasformato, per iniziativa del Comune, nello Spazio Prevenzione della LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori).
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- URL Link 1: https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/03iccd_modi_6342719237651
- URL Link 2: https://sestosg.net/novita/notizie/rinasce-il-giardino-di-viale-rimembranze/
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Nel 1922 Dario Lupi, Sottosegretario alla Pubblica Istruzione, lanciò la proposta di creare in tutti i centri abitati d’Italia un Parco o un Viale delle Rimembranze, per ricordare e onorare i caduti della Prima guerra mondiale. Con le circolari del 17/12/1922 e 25/01/1923 l’Ispettorato Scolastico di Milano invitò a costituire in ogni città un Comitato locale “per l’attuazione della nobilissima iniziativa di onorare i caduti in battaglia e i dispersi dopo i fatti d’arme durante la Grande Guerra, piantando un albero per ogni caduto lungo una strada o parco del paese”.
Agli inizi degli anni venti anche il comune di Sesto San Giovanni, come molti altri comuni d’Italia, aderì alla sollecitazione, attribuendo il nome di viale delle Rimembranze al lungo viale carrabile che corre da via Pace a via del Cimitero, adiacente a una zona industriale. Ormai soltanto la porzione centrale è fiancheggiata, in parte a destra e in parte a sinistra, da un filare di tigli. E comunque il viale ha perso ogni riferimento commemorativo, in quanto non sono presenti targhe o cippi che lo identificano come tale.
Nel 2022 sono partiti i lavori di riqualificazione del giardino di viale delle Rimembranze, che verrà messo in sicurezza e riqualificato con strutture dedicate sia a grandi che a bambini. Il progetto prevede la bonifica del terreno e la realizzazione di una nuova area giochi, una tettoia ricostruita per godere dell’ombra nelle giornate assolate, nuovi percorsi pedonali per passeggiare e panchine per riposare o fermarsi a chiacchierare, una nuova area verde con piante, aiuole e fiori, un nuovo sistema di illuminazione, un nuovo parcheggio.
Bibliografia: CAZZANI Alberta, I monumenti e i giardini celebrativi della grande guerra in Lombardia. Il censimento per le province di Brescia, Milano e Monza Brianza, Udine 2012.
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- URL Link 1: https://sestosg.net/wp-content/uploads/2008/12/PDR_ALLEGATO_C.pdf
- URL Link 2: https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0303269367
- URL Link 3: https://sestosg.net/novita/notizie/casa-dei-bambini-montessori-da-asilo-a-centro-polifunzionale-per-la-famiglia/
- URL Link 4: https://dialogonews.wordpress.com/2024/02/21/lex-asilo-montessori-del-villaggio-falck-diventa-un-centro-di-aggregazione-per-le-famiglie-con-i-soldi-del-pnrr/
- URL Link 5: https://www.nordmilano24.it/2021/08/11/sesto-san-giovanni-ex-casa-dei-bambini-montessori-diventera-un-centro-polifunzionale/#google_vignette
- URL VIDEO Link 1: https://youtu.be/rKBWe7Jm3z0
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Nel 1936, nell’ambito di diverse iniziative delle acciaierie Falck per i suoi dipendenti, venne costruito in via Lambro, all'interno del Villaggio Falck, un asilo infantile. Esso prese il nome di “Casa dei bambini Montessori” solo negli anni ’50, quando in questa scuola si iniziò a praticare il metodo Montessori. Chiuso nel 1984, divenne proprietà del Comune di Sesto San Giovanni nel 2003. Rimasto abbandonato per anni, fu oggetto di un importante intervento di ristrutturazione a partire dal 2023. La fine dei lavori era prevista per l’ottobre 2025.
L’edificio fu progettato seguendo i modelli tipologici dei primi anni del novecento: composizione simmetrica con corpo centrale più alto, all’interno del quale si trovano l’atrio, la direzione e gli alloggi degli insegnanti, integrato successivamente da due corpi laterali a un solo piano, destinati alle aule e ai servizi. Il piano seminterrato era occupato dalle funzioni comuni, cucina, mensa, sale di svago e cappella. Il fronte d’entrata conserva la scritta tinteggiata di colore rosso con il nome che l’asilo assunse nel 1953: “Casa dei bambini Montessori Villaggio Falck”.
Poiché nel 2010 il Ministero per i beni culturali e ambientali ha vincolato l’edificio, il progetto di ristrutturazione, presentato nel 2023 e possibile grazie al finanziamento di € 3.300.000,00 ottenuto con il PNRR, fu improntato al mantenimento delle caratteristiche architettoniche originarie. L’edificio diventerà un centro di aggregazione sociale a disposizione di famiglie e bambini, con l’obiettivo di diventare un luogo di riferimento per l’intera città.
Il progetto si deve all’arch. Corrado Serafini (opere architettoniche), all’ing. Donato Aquilino (opere strutturali); all’ing. Alessandro Palma e all’ing. Roberto Pernechele (impianti meccanici) e all’arch. Antonio Di Giorgio (responsabile del procedimento). I lavori riguarderanno la riqualificazione statica e sismica dell’intero fabbricato, nuovi serramenti ad alta efficienza energetica, nuove finestre, un sistema di cappotto interno per migliorare l’isolamento termico e acustico, il riscaldamento a pavimento, il rifacimento della copertura, nuova pavimentazione, arredi interni diversificati in base all’dei età bambini, l’abbattimento delle barriere architettoniche, il rifacimento dell’impianto idraulico e di quello elettrico, l’adeguamento del sistema anti-incendio, un nuovo impianto di video-sorveglianza e di illuminazione, nuovi giochi e nuovi arredi in giardino. Al piano terra ci saranno uno sportello di benvenuto e una caffetteria accogliente per il pubblico; per i bambini un’area ludico-creativa, uno spazio per attività laboratoriali ed extra scolastiche e uno spazio per l’allattamento e il sonno. Al primo piano ci saranno una grande sala corsi e alcune stanze dedicate al mondo della genitorialità, per fare colloqui e momenti di formazione utili alle famiglie. Il giardino, ricco di piante di tiglio, sarà arricchito con giochi per i bambini differenziati per fasce di età, sedie e tavoli e potrà essere utilizzato per incontri, feste e altre attività ricreative.
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