2920 - Villaggio Tricolore

2920 - Villaggio Tricolore



Un importante saggio storico del 2024 ha gettato nuova luce sul Villaggio Tricolore (detto anche Villaggio Battaglia), sul quale la documentazione è piuttosto scarsa. L’autore di questo saggio ha utilizzato per la prima volta documenti collocati nell’Archivio comunale di Sesto San Giovanni e nell’Archivio di Stato di Milano, due interviste orali, conservate presso l’Archivio del lavoro (Sesto San Giovanni) e infine alcune fonti a stampa dell’epoca.

   All’inizio degli anni ‘20 del 900 le conseguenze della Prima guerra mondiale, il grande sviluppo dell’industria e la volontà politica di espellere il proletariato dal centro di Milano provocarono anche a Sesto San Giovanni la formazione di consistenti nuclei di baracche e di alloggi di fortuna, spesso costruiti dagli stessi abitanti. A Milano, per risolvere il problema, fu creata una apposita commissione. A Sesto, invece, nel marzo del 1926 la giunta decise di affidare a un privato, Antonio Battaglia, uno spregiudicato impresario edile originario di Termini Imerese, la costruzione di 50 baracche: nacque così il Villaggio Tricolore, detto così perché le baracche furono in origine dipinte di bianco, rosso e verde..

   Fin da subito, la vita all’interno del villaggio si rivelò difficile. Nell’aprile del 1927 una ispezione degli ufficiali sanitari segnalò la presenza di 400 persone in 24 baracche di legno, ma soprattutto le precarie condizioni igieniche, che portavano al rischio di gravi malattie infettive: solamente 24 latrine, immondezzai scoperti e acqua potabile garantita dalla presenza di un’unica pompa. Il Cittadino di Monza, all’inizio del 1927, auspicava un intervento delle autorità per ottenere un "risanamento morale", secondo l’approccio igienista e positivista tipico dell’epoca. Circa due anni dopo, la situazione era persino peggiorata: le baracche erano soltanto 12, ma ospitavano ben 600 persone. Le latrine erano passate da 24 a 10. Nel 1929, secondo una relazione del Prefetto, gli abitanti erano oltre 1000, mentre nel marzo dell’anno seguente, per i carabinieri, erano aumentati a circa 1500. Secondo una relazione del 1930, il Villaggio Tricolore era la conseguenza dell’affollamento causato dal richiamo delle industrie e gli inquilini erano in gran parte meridionali. All’interno di questo sottoproletariato marginalizzato si erano inoltre manifestate alcune attività criminali.

   La vita nel Villaggio Tricolore era inoltre condizionata dalla presenza al suo interno di alcuni militi e facinorosi espulsi dal Partito Nazionale Fascista, assoldati dal proprietario Antonio Battaglia con il compito di fare da portinai e riscuotere gli affitti. Altro strumento di intimidazione e controllo, in questo caso condotto dall’alto, erano i rastrellamenti di irregolari, che in qualche caso assunsero dimensione di massa. In uno di questi, furono controllate 540 persone, di cui 231 trattenute in questura a Milano. Alla fi­ne saranno rimpatriati in 169, di cui 67 originari della provincia di Bari e 64 di Foggia.

   Viste le pessime condizioni igienico-strutturali il Podestà intimò a più riprese ad Antonio Battaglia, il costruttore del Villaggio nel 1926, di svolgere lavori di ammodernamento: ai ripetuti rifiuti del proprietario, dichiarò infine l’inabitabilità delle baracche nel marzo del 1932. Dopo alcuni abbattimenti e la riduzione degli abitanti nel corso del medesimo anno, del villaggio si perdono le tracce documentarie.

 

Bibliografia: LATINO Stefano, “Baraccati” tra le industrie. Vita quotidiana e abitare operaio a Sesto San Giovanni durante il fascismo, in TAMBORRINO Rosa (cur.), Città che si adattano?, I-IV, II: CUNEO Cristina (cur.), Adattabilità in circostanze ordinarie, Torino 2024, 371-80.

 

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